Novanta.

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La top 100 di sempre. Posizione 90: la paura.. e lo scheletro nell’armadio.
A 15 anni decisi di documentarmi di più su Daniele Silvestri. Mi feci prestare il CD Occhi da orientale da Vincenzo Scioarro (ce l’ho ancora io). Ricordo che ad una gita in secondo superiore ero sul pullman con le cuffie nelle orecchie, stesso disco, traccia 1. Mi girai e c’era una ragazza che dormiva sul sedile dietro il mio. Restai a guardarla. Finita la canzone sarebbe diventata LA cotta adolescenziale (non corrisposta). Una di quelle cose che, si dice, aiutino a crescere…

91esima posizione.

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In uno strano sogno che ho fatto stanotte qualcuno diceva “lunga vita agli U2”, per cui eccoli oggi alla posizione 91 de La top 100 di sempre.
Scelgo un pezzo atipico degli U2, dove per una volta The Edge non suona il suo inconfondibile (per non dire trito e ritrito) riff di chitarra, per il quale viene giustamente punito, ma canta mentre Bono si limita a fare i falsetti. Un pezzo che mi riporta nuovamente a quel mondo ovattato dell’infanzia, sul cui sfondo fanno capolino accanto ai Gummies e, più in generale, ai personaggi del Disney Club, simpatiche figure di drogati con gli occhi bianchi e gente sagomata di viola con l’AIDS dalle pubblicità progresso dell’epoca: per niente traumatizzanti, eh? No-no.

Posizione 92.

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Erano gli anni in cui su questi pezzi ai concerti si alzavano gli accendini. Gli Extreme non sarebbero stati né il primo né l’ultimo gruppo hard rock ad essere ricordati per una canzone decisamente lontana dal loro genere. Questo è quello che ci dice la storia.
Quello che non ci dice è che era anche una delle canzoni con le quali più si cercava di rimorchiare negli oratori. Bei tempi.

 

93sima posizione.

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Sono molto affezionato a questo canzone.
No, non è Breathe dei Prodigy. E nemmeno Breathe dei Pink Floyd. E neanche quella degli U2. È quell’altra.
Come tanti, anche io l’ho scoperto attraverso una delle réclame culto degli anni ’90 (quella di una nota marca di accessori segna tempo da polso). Divenne la traccia numero 3 nella mia prima compilation su CD AUDIO.
Oggi la riciclo come numero 93 ne La top 100 di sempre.

 

94esima posizione.

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Questa storia de La top 100 di sempre sta diventando una cambiale… Ma mi piace rispettare i tempi e oggi vi devo una 94esima posizione.
“Sabato sera da me, non ci sono i miei…” è stato per anni il leitmotiv di buona parte dei miei week-end e negli anni si sono alternati personaggi strani, indianate, gavettoni, sbagli, tornei di Playstation, geni dei fornelli, […eccetera, eccetera…] e colonne sonore… Ma se devo pensare ad una canzone, anzi, un video che mi ricordi quei momenti scelgo questo.

Enjoy.

Posizione 95.

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Ieri non sono riuscito a connettermi per cui oggi doppio appuntamento con La top 100 di sempre se no il countdown con la fine del mondo viene sfasato.

Al 95 posto ho messo un pezzo da giornata uggiosa, di uno di quei cantanti che ingarrano la hit dell’estate per poi tornare nell’anonimato e, diciamocelo, forse solo qui Ké è diventato un po’ più famoso… grazie a quel colpo di genio che lo ha portato a salire sul palco di un Festival Bar con la maglietta del Napoli.

 

Novantasei.

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Premessa. Il 5 maggio per me muore al verso “muta pensando all’ultima ora dell’uom fatale” ma cazzo maestra, prova a chiedermi la sigla de I cavalieri dello zodiaco o di Daitan 3!

Prova a chiedermi quella di Bia, Pollon, Lamù, L’uomo Tigre, Arale, Holly & Benji, Occhi di gatto, Lupin III, Lady Oscar o Sampei.

Piccoli miracoli di un tubo catodico 21 pollici.

La mia 96esima posizione de La top 100 di sempre andrebbe a tutte loro ma, dovendone scegliere una, ho scelto una di quelle che ancora oggi mi emozionano. Una che per me, nonostante il testo in giapponese, ha segnato un era… livin’ in the nineties….

 

 

Posizione 98.

Impossibile non associare la 98a posizione al 1998.

Quando il rimorso di quei pomeriggi passati a non studiare e a lobotomizzarsi il cervello davanti ad un pallone fatto di pixel, con il beneplacito di Giacomo Bulgarelli (buonanima) e Massimo Caputi, volava via sulle note di una canzone.

Eravamo dei sovversivi. Benché potessimo intuirlo, il concetto di NERD all’epoca ci era ancora oscuro… ma con questa canzone tutto ci sembrava dannatamente ROCK.